Riflessi primitivi a scuola: quando il corpo non ha ancora finito di svilupparsi
Un bambino intelligente che non riesce a stare seduto. Un altro che sa le cose ma le perde nel momento in cui deve scriverle. Un terzo che legge bene ad alta voce ma fatica a capire il testo. Spesso si cerca la risposta nella motivazione, nella famiglia, nei metodi di insegnamento. Ma a volte la risposta è molto più in basso — letteralmente. È nascosta in alcuni schemi di movimento che il sistema nervoso avrebbe dovuto archiviare prima dei due anni di vita, e che invece sono ancora attivi, come vecchi programmi aperti in background che consumano risorse. Si chiamano riflessi primitivi, e la ricerca sta finalmente confermando quello che alcuni clinici sanno da decenni.
Cosa sono i riflessi primitivi — e perché dovrebbero scomparire
I riflessi primitivi sono risposte automatiche del sistema nervoso presenti fin dalla nascita — e anche prima, durante la vita fetale. Sono schemi di movimento involontari che aiutano il neonato a sopravvivere e ad interagire con il mondo prima che il cervello sia abbastanza maturo da muoversi volontariamente. Il riflesso di suzione, il riflesso di Moro, il riflesso tonico del collo — ognuno ha una funzione precisa nei primissimi mesi di vita.
Ma c’è una condizione fondamentale: devono integrarsi. Entro i primi due anni di vita, man mano che la corteccia cerebrale matura, questi riflessi vengono progressivamente “archiviati” dal sistema nervoso centrale — sostituiti da movimenti volontari, coordinati, intenzionali. Quando questo processo avviene regolarmente, il bambino acquisisce postura, equilibrio, coordinazione oculomanuale e — di conseguenza — le basi neuromotorie per l’apprendimento scolastico.
Quando invece questi riflessi rimangono attivi oltre il loro periodo naturale — si dice che sono “ritenuti” — continuano a interferire con il movimento, l’attenzione e l’apprendimento, spesso in modi sottili e difficili da riconoscere.
💡 I tre riflessi più comuni nello studio
Lo studio di Feldhacker ha rilevato che i riflessi più frequentemente ritenuti erano: STNR (riflesso tonico simmetrico del collo) — coinvolto nella separazione tra la metà superiore e inferiore del corpo, fondamentale per stare seduti a un banco; ATNR destro e sinistro (riflesso tonico asimmetrico del collo) — attivato dalla rotazione della testa, con implicazioni dirette per la scrittura, la lettura e il tracciamento visivo. Se attivi, questi riflessi rendono letteralmente più difficile scrivere, leggere e mantenere l’attenzione visiva su una pagina.
Lo studio: 53 bambini, 100% con almeno un riflesso ritenuto
Diana Feldhacker e il suo gruppo della Creighton University di Omaha hanno reclutato 53 bambini di kindergarten e prima elementare — età tra 5 e 7 anni, tutti a sviluppo tipico, nessuna diagnosi. Li hanno sottoposti a uno screening per sette riflessi primitivi e hanno somministrato il Woodcock-Johnson Test of Cognitive Abilities, uno strumento standardizzato per misurare le abilità scolastiche.
Il dato più sorprendente — almeno per chi non conosce questo campo — è il primo: il 100% dei bambini aveva almeno un riflesso ancora attivo. Nessuna eccezione. Non si trattava di bambini con difficoltà o diagnosi: erano bambini tipici, selezionati nelle scuole ordinarie. E tutti mostravano almeno una traccia di riflesso primitivo non integrato.
Più rilevante ancora: i bambini con maggiore attività riflessa mostravano prestazioni più basse nelle aree misurate dal test cognitivo. La correlazione era statisticamente significativa. I maschi presentavano in media una prevalenza più alta rispetto alle femmine — un dato coerente con la letteratura più ampia sulle differenze di maturazione neurologica tra i sessi.
🔬 Lo studio in numeri
Autori: Feldhacker, Cosgrove, Feiten, Schmidt, Stewart — Creighton University, Omaha, Nebraska
Partecipanti: 53 bambini (24 kindergarten + 29 prima elementare), 5–7 anni, sviluppo tipico
Riflessi valutati: 7 riflessi primitivi
Strumento cognitivo: Woodcock-Johnson Test of Cognitive Abilities
Risultato chiave: 100% con almeno un riflesso attivo; correlazione significativa con il rendimento scolastico
Pubblicazione: Journal of Occupational Therapy, Schools & Early Intervention, 2022, Vol. 15(3), pp. 288–301. DOI: 10.1080/19411243.2021.1959482
Una storia che comincia molto prima di questo studio
Chi lavora nel campo del neurosviluppo sa che la connessione tra riflessi primitivi e difficoltà di apprendimento non è una scoperta recente. È un campo esplorato con rigore e visione da Peter Blythe, fondatore dell’INPP — Institute for Neuro-Physiological Psychology di Chester, fin dagli anni ’60 e ’70.
Blythe fu tra i primi a intuire sistematicamente che molti bambini con difficoltà scolastiche non avevano un problema cognitivo — avevano un sistema nervoso che non aveva completato il suo processo di maturazione motoria. Il suo lavoro, sviluppato insieme a Sally Goddard Blythe e al team dell’INPP, ha portato alla creazione di programmi di integrazione dei riflessi primitivi usati oggi in scuole e cliniche in oltre 40 paesi nel mondo.
Quello che la ricerca accademica sta facendo ora — misurare, quantificare, pubblicare su riviste peer-reviewed — è in larga parte confermare con gli strumenti della scienza quello che l’INPP aveva osservato e documentato clinicamente con decenni di anticipo. Non è poco. È la traiettoria normale di ogni grande intuizione clinica: prima la pratica, poi la verifica.
🎯 Cosa cambia nella pratica clinica e scolastica
Se un bambino fatica a leggere, a scrivere o a stare attento a scuola, valutare la presenza di riflessi primitivi attivi dovrebbe far parte di una valutazione neuromotoria completa. Non come unica risposta — ma come tassello spesso mancante. I programmi di integrazione dei riflessi sono interventi relativamente semplici, non invasivi e adattabili al contesto scolastico. Identificare il problema è il primo passo.
Una domanda che lo studio lascia aperta
Feldhacker e colleghi concludono il loro lavoro chiedendo ulteriori ricerche su un punto preciso: perché i riflessi non si integrano? Il dato che il 100% dei bambini tipici presenti almeno un riflesso attivo a 5-7 anni apre scenari interessanti. Suggerisce che la mancata integrazione non è rara — è quasi universale, almeno in forma parziale. E solleva domande su quanto il nostro stile di vita moderno, con sempre meno movimento libero, meno gattonamento, meno tempo al suolo nella prima infanzia, stia incidendo su questo processo.
È una domanda che non ha ancora una risposta definitiva. Ma è esattamente il tipo di domanda che vale la pena porre — e continuare a porre.
⚠️ I limiti dello studio
Lo studio è di tipo correlazionale — dimostra una relazione tra riflessi ritenuti e rendimento scolastico, ma non stabilisce un rapporto di causa-effetto diretto. Il campione è relativamente piccolo (53 bambini) e limitato a due fasce scolastiche in un contesto geografico specifico. I risultati sono incoraggianti e coerenti con la letteratura esistente, ma la ricerca in questo campo necessita di studi su campioni più ampi e con follow-up longitudinali.
📚 Fonte
Feldhacker, D. R., Cosgrove, R., Feiten, B., Schmidt, K., & Stewart, M. (2022). The correlation between retained primitive reflexes and scholastic performance among early elementary students. Journal of Occupational Therapy, Schools & Early Intervention, 15(3), 288–301. DOI: 10.1080/19411243.2021.1959482
Versione presentata: Feldhacker, D., et al. (2021). Relationship Between Retained Primitive Reflexes and Scholastic Performance. American Journal of Occupational Therapy, 75(Supplement_2). DOI: 10.5014/ajot.2021.75S2-RP164
Per approfondire il metodo INPP: Goddard Blythe, S. (2011). Attention, Balance and Coordination: The A.B.C. of Learning Success. Wiley-Blackwell. — Blythe, P. (1992). A Physical Approach to Resolving Specific Learning Difficulties. INPP, Chester.

