Autismo e motricità

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📅 Luglio 2026
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Autismo e motricità

C’è un elefante nella stanza delle visite neurologiche pediatriche. È grande, è presente in quasi nove bambini con autismo su dieci, e tuttavia la maggior parte degli specialisti che seguono questi bambini non lo vede — o non sa come cercarlo. Si chiama difficoltà motoria. Uno studio pubblicato nell’ottobre 2025 su Pediatric Neurology dal team dell’UCLA ha messo in luce qualcosa che chi lavora quotidianamente con bambini autistici conosce bene: la componente motoria dell’autismo è sistematicamente sottovalutata, anche ai più alti livelli della neurologia pediatrica.

Bambina con psicomotricista durante una seduta di psicomotricità
Albiana con Sandrine durante una seduta di psicomotricità — dal film di Fernand Melgar À l’école des Philosophes. Fernand Melgar, CC BY-SA 4.0. Fonte: Wikimedia Commons

Un divario che non dovrebbe esistere

I ricercatori dell’UCLA hanno condotto un sondaggio anonimo su 100 neurologi pediatrici e specialisti del neurosviluppo negli Stati Uniti, chiedendo loro quanto conoscessero e come gestissero clinicamente le difficoltà motorie nei bambini con autismo.

I risultati sono scomodi. Solo il 36% dei neurologi intervistati riconosceva le difficoltà motorie come una caratteristica associata all’autismo. Più della metà sottostimava la prevalenza del problema: ritenevano che riguardasse tra il 15 e il 50% dei bambini autistici. La ricerca più recente, invece, indica che le difficoltà motorie possono essere presenti in fino all’87% dei bambini con autismo.

Non si tratta di una lacuna perdonabile per mancanza di dati. Il deficit motorio è stato inserito nei criteri diagnostici del DSM-5 già nel 2013. Sono passati più di dieci anni, eppure nella pratica clinica il divario persiste.

🔬 Lo studio in numeri

Partecipanti: 100 neurologi pediatrici e specialisti del neurosviluppo (USA)
Istituzione: UCLA Center for Autism Research and Treatment
Metodo: sondaggio anonimo, aprile 2024
Solo il 36% riconosceva le difficoltà motorie come caratteristica associata all’ASD
Più della metà sottostimava la prevalenza (stimavano 15–50%, i dati indicano fino all’87%)
Barriere citate: comorbilità complesse, mancanza di strumenti, tempo insufficiente in visita
Journal: Pediatric Neurology, ottobre 2025. DOI: 10.1016/j.pediatrneurol.2025.06.025

Di cosa parliamo quando parliamo di motricità nell’autismo

Le difficoltà motorie nell’autismo non hanno un unico volto. Si presentano come ritardi nello sviluppo motorio grossolano — il bambino che cammina tardi, che ha un’andatura atipica, che fatica a salire le scale. Ma anche come difficoltà di motricità fine — impugnatura anomala della matita, difficoltà con allacci e bottoni, manipolazione goffa degli oggetti. E ancora come dispraxia, cioè difficoltà nella pianificazione e nell’esecuzione di sequenze motorie nuove, e come alterazioni del tono muscolare.

Queste difficoltà non sono marginali. Compaiono spesso già nei primi mesi di vita — prima ancora che emergano i segnali comunicativi e sociali che portano alla diagnosi — e hanno un effetto a cascata sullo sviluppo. Un bambino che fatica a muoversi con precisione esplora meno il mondo fisico. Uno che non riesce a pianificare sequenze motorie apprende più lentamente attraverso il gioco. Uno con tono muscolare ridotto si stanca prima e partecipa con meno energia alle attività quotidiane.

💡 Cosa si intende per dispraxia

La dispraxia — detta anche disturbo dello sviluppo della coordinazione (DCD) — è la difficoltà a pianificare, organizzare ed eseguire movimenti nuovi o complessi, pur in assenza di deficit neurologici primari. Nel bambino con autismo si manifesta spesso come goffaggine apparente, difficoltà a imitare gesti, lentezza nell’apprendere sequenze motorie come allacciarsi le scarpe o usare le posate. Non è pigrizia né mancanza di attenzione: è il cervello che fatica a tradurre l’intenzione in azione coordinata.

Il collegamento con il linguaggio che abbiamo già esplorato

Chi segue Neurosviluppo.it ricorderà un articolo precedente sullo studio di Bal et al., che aveva trovato nella motricità fine a tre anni il predittore più significativo dello sviluppo linguistico a lungo termine nei bambini con autismo e ritardo del linguaggio. Era un risultato che ci invitava a guardare le mani come finestra sul futuro delle parole.

Il nuovo studio UCLA ci dice qualcosa di complementare: quella finestra è spesso chiusa prima ancora di essere aperta, perché le difficoltà motorie non vengono identificate. Non vengono cercate sistematicamente. Non vengono trattate. E nel frattempo, l’effetto a cascata sullo sviluppo cognitivo, fisico e sociale si accumula in silenzio.

La dr.ssa Rujuta Wilson, autrice senior dello studio, lo dice senza mezzi termini: le difficoltà motorie nei bambini con autismo sono altrettanto comuni — se non più comuni — delle difficoltà di linguaggio verbale. Eppure le difficoltà di linguaggio ricevono attenzione, risorse, intervento precoce. Le difficoltà motorie no.

🎯 Il messaggio per famiglie e clinici

La valutazione motoria dovrebbe essere parte integrante di ogni assessment per bambini con autismo — non un’aggiunta opzionale. Questo vale sia per la motricità grossolana (andatura, equilibrio, coordinazione) sia per quella fine (manipolazione, impugnatura, dispraxia). Se il vostro bambino non ha ancora ricevuto una valutazione motoria specifica, è utile richiederla esplicitamente — a un neuropsichiatra infantile, a un fisioterapista o a un terapista occupazionale con esperienza in neurosviluppo. Le difficoltà motorie, una volta identificate, si possono trattare.

Perché questo gap esiste — e come si chiude

I neurologi intervistati nello studio citano tre barriere principali. La prima è la formazione: l’argomento è trattato in modo insufficiente durante la specializzazione medica. La seconda sono le comorbilità: la gestione di epilessia, disturbi del sonno e altri aspetti urgenti assorbe il tempo delle visite. La terza è la mancanza di strumenti: le valutazioni motorie standardizzate richiedono formazione specifica e tempo che i formati attuali di visita non consentono facilmente.

I ricercatori dell’UCLA hanno incluso nel paper stesso alcune indicazioni pratiche: osservare come il bambino interagisce con giocattoli e oggetti comuni può fornire informazioni preziose sulla motricità fine, sulla forza e sulla coordinazione — senza necessariamente ricorrere a batterie di test formalizzate. Un’osservazione attenta, con occhio formato, può fare molto anche in tempi di visita limitati.

Nella nostra esperienza clinica, questa lacuna è reale e quotidiana. Bambini che arrivano a un’età in cui il ritardo motorio si è già consolidato, con genitori che non erano mai stati informati che quello che osservavano — la goffaggine, la fatica a imitare, il tono basso — fosse rilevante. E che quindi non avevano mai chiesto aiuto per quello.

⚠️ Una precisazione sul campione

Lo studio UCLA è un sondaggio preliminare su 100 neurologi americani — non è rappresentativo di tutti i sistemi sanitari, incluso quello italiano, che ha percorsi di neuropsichiatria infantile strutturati in modo diverso. La prevalenza dell’87% per le difficoltà motorie nell’autismo è la stima più alta della letteratura: altre ricerche indicano cifre tra il 50 e l’80%, comunque molto superiori a quanto percepito dai neurologi intervistati. Il messaggio di fondo — la componente motoria è sottovalutata — rimane solido indipendentemente dalla stima esatta.

Screenshot dello studio originale di Kottakota et al. 2025 su Pediatric Neurology sulla motricità nell'autismo
Lo studio originale: Kottakota, Hotez & Wilson (2025), Pediatric Neurology.

📚 Fonte

Kottakota, H., Hotez, E., & Wilson, R. B. (2025). Survey of Child Neurologists Highlights a Missed Opportunity for Identifying and Treating Motor Impairments in Autism. Pediatric Neurology. DOI: 10.1016/j.pediatrneurol.2025.06.025

Notizia fonte: UCLA Health, 13 ottobre 2025. “Child neurologists can play a critical role in identifying movement issues in autism, but more training is needed”