Bilinguismo e autismo

Articoli Scientifici Sviluppo Cognitivo
📅 Agosto 2026
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Parlare due lingue non confonde il cervello autistico: lo dice la ricerca

Quante famiglie miste hanno ricevuto questo consiglio: “Meglio parlare una sola lingua a vostro figlio, non complicategli la vita.” È una raccomandazione diffusa, spesso data in buona fede, spesso ascoltata con dolore da genitori che vedono nella propria lingua materna un filo di identità e affetto che non vogliono tagliare. Un nuovo studio dell’Università di Miami e UCLA ci dice che quel consiglio non ha basi scientifiche — e che la realtà potrebbe essere esattamente l’opposta.

Schermata della pubblicazione originale: Romero et al. 2024, Autism Research, studio su multilinguismo e funzioni esecutive in bambini con ASD
Lo studio originale pubblicato su Autism Research (2024): Romero et al., “Multilingualism impacts children’s executive function and core autism symptoms.”

Un consiglio che circola da decenni senza prove

Il ragionamento dietro al “una lingua sola” sembra intuitivo: i bambini con ASD già faticano con la comunicazione, perché aggiungere la complessità di due sistemi linguistici? Ma l’intuizione, in neuroscienze, tradisce spesso. Il cervello non è un contenitore con capacità fissa — è un sistema che si adatta, si riorganizza, si allena. E imparare a gestire due lingue simultaneamente è esattamente il tipo di esercizio che allena alcune delle funzioni cognitive più strategiche dello sviluppo.

Nella nostra esperienza clinica, le famiglie multilingui che hanno mantenuto entrambe le lingue non mostrano bambini più confusi o più in difficoltà. Spesso osserviamo il contrario: una maggiore flessibilità comunicativa, una capacità di passare da un registro all’altro che riflette qualcosa di più profondo del semplice vocabolario. Questo studio mette finalmente dei numeri su quella osservazione.

💡 Cosa sono le funzioni esecutive

Le funzioni esecutive (FE) sono l’insieme dei processi cognitivi che regolano il comportamento orientato a uno scopo: pianificazione, controllo degli impulsi, flessibilità cognitiva, memoria di lavoro, capacità di spostarsi da un compito all’altro (shifting), inibizione delle risposte inappropriate. Nei bambini con ASD, le FE sono spesso un’area di difficoltà — e sono strettamente legate ai sintomi nucleari come la rigidità comportamentale, le difficoltà di comunicazione sociale e i comportamenti ripetitivi.

Lo studio: 116 bambini, due lingue, due anni di età scolastica

Romero e colleghi hanno reclutato 116 bambini tra i 7 e i 12 anni: 53 con diagnosi di ASD e 63 neurotipici. Ogni gruppo era suddiviso equamente tra monolingui e multilingui. I genitori hanno completato questionari standardizzati sulle funzioni esecutive dei figli e, per i bambini con ASD, anche sui sintomi nucleari del disturbo.

I ricercatori hanno controllato statisticamente per QI e status socioeconomico — due fattori che potrebbero confondere i risultati — e hanno analizzato le associazioni tra multilinguismo, FE e sintomi autistici attraverso modelli di mediazione. In altre parole, non si sono limitati a chiedersi “i bambini multilingui stanno meglio?” ma anche “perché? Attraverso quale meccanismo?”

🔬 Lo studio in numeri

Campione: 116 bambini, 7–12 anni (53 ASD, 63 neurotipici)
Gruppi: 56 monolingui, 56 multilingui
Misure FE: inibizione, shifting, prospettiva, memoria di lavoro
Misure ASD: comunicazione sociale, comportamenti ripetitivi
Controllo statistico: QI e status socioeconomico
Istituzione: University of Miami + UCLA
Rivista: Autism Research, dicembre 2024

I risultati: il multilinguismo allena proprio quello che è più difficile

I risultati sono coerenti e specifici. Il multilinguismo era associato a migliori capacità di inibizione (frenare le risposte impulsive), shifting (passare flessibilmente da un compito o schema all’altro) e perspective-taking (comprendere il punto di vista altrui) — in tutti i bambini, con e senza ASD. Ma le associazioni erano particolarmente pronunciate nel gruppo con diagnosi.

La parte più interessante riguarda il meccanismo. I ricercatori hanno trovato che il multilinguismo influenzava i sintomi nucleari dell’ASD — comunicazione sociale, comportamenti ripetitivi, flessibilità — non direttamente, ma attraverso le funzioni esecutive. In altre parole: il multilinguismo migliora le FE, e le FE migliorate si traducono in meno difficoltà nei comportamenti caratteristici dell’autismo. Non è un effetto magico — è una catena causale plausibile e misurabile.

Immagine simbolica del multilinguismo: lettere di diversi alfabeti e lingue del mondo
Immagine simbolica per il termine “multilinguismo”. — Fluss, ottobre 2012. Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0. Fonte: Wikimedia Commons.

🎯 Perché ha senso neurologicamente

Gestire due lingue richiede un monitoraggio costante: quale lingua sto usando? Quale devo inibire? Come passo dall’una all’altra secondo il contesto? È un esercizio quotidiano, invisibile, di controllo cognitivo. Il cervello bilingue allena continuamente proprio quei circuiti — inibizione, shifting, monitoraggio — che nei bambini con ASD funzionano in modo meno efficiente. Non è una terapia, ma è un allenamento naturale che non costa nulla e fa parte della vita familiare.

Un “intervento naturale” — le parole degli autori

I ricercatori usano un’espressione significativa nelle loro conclusioni: il multilinguismo domestico potrebbe rappresentare una “natural intervention strategy” per potenziare alcune componenti delle funzioni esecutive. Non sostituisce la terapia, non è una cura — ma è qualcosa che molte famiglie già hanno in casa e che, secondo questi dati, non andrebbero spinte a eliminare.

È un cambio di prospettiva rilevante: invece di chiedersi come proteggere il bambino da una complessità percepita come rischio, chiedersi come valorizzare le risorse linguistiche già presenti nell’ambiente familiare.

Gli stessi autori stanno ora espandendo lo studio a circa 150 bambini con ASD, aggiungendo test diretti di funzioni esecutive e neuroimaging — un segnale che riconoscono i limiti del lavoro attuale e stanno costruendo un’evidenza più robusta.

⚠️ Cautela metodologica

Lo studio è osservazionale e trasversale: non segue i bambini nel tempo, quindi non prova causalità. Le misure di funzioni esecutive e sintomi ASD si basano su questionari compilati dai genitori, non su test neuropsicologici diretti — il che introduce possibili bias di risposta. Il campione è americano con caratteristiche specifiche. Il numero di bambini con ASD è limitato (N=53). I risultati sono promettenti ma necessitano di conferma con studi longitudinali e misure oggettive.

Una parola alle famiglie — e ai clinici

Se sei genitore di un bambino con ASD e in casa si parlano due o più lingue, questo studio non ti dice di forzare niente. Ti dice che non hai motivo di rinunciare alla tua lingua per proteggere tuo figlio da una complessità immaginaria. La tua lingua materna non è un ostacolo al suo sviluppo — potrebbe essere una risorsa.

Se sei un clinico che lavora con famiglie multilingui, vale la pena aggiornare il consiglio che si dà. “Usate una sola lingua” era una precauzione nata da un’intuizione non verificata. La letteratura — questo studio incluso — va in direzione opposta. Non esistono ancora prove che il multilinguismo danneggi lo sviluppo linguistico o cognitivo nei bambini con ASD. Le prove che potrebbe aiutarlo stanno invece crescendo.

📚 Fonte

Romero, C., Goodman, Z. T., Kupis, L., Dirks, B., Parlade, M. V., Beaumont, A. L., Cardona, S. M., Nomi, J. S., Alessandri, M., Perry, L. K., & Uddin, L. Q. (2024). Multilingualism impacts children’s executive function and core autism symptoms. Autism Research, 17(12), 2645–2661. DOI: 10.1002/aur.3260

Notizia fonte: ARRI — Autism Research Review International, Vol. 39, N. 1, 2025. “Multilingualism may improve EF, core symptoms in autism.”