La donna che scoprì come crescono i neuroni: Rita Levi-Montalcini e il fattore della vita nervosa
🧭 Alle origini — La storia delle idee che fondano le neuroscienze moderne
Cajal aveva scoperto che i neuroni sono cellule separate. Ma restava una domanda aperta: cosa li fa crescere? Cosa decide quali connessioni si formano e quali no? Cosa permette al sistema nervoso di svilupparsi con precisione millimetrica, di raggiungere i tessuti giusti nel momento giusto? La risposta arrivò da una donna che lavorava di nascosto in un appartamento di Torino, con le leggi razziali fasciste che le impedivano di mettere piede in un laboratorio universitario. Il suo nome era Rita Levi-Montalcini.
Torino, 1938: la scienza come atto di resistenza
Rita Levi-Montalcini nacque a Torino nel 1909, in una famiglia ebraica colta e affettuosa. Da bambina, la morte per cancro della governante di famiglia la sconvolse abbastanza da farle scegliere la medicina — contro il volere del padre, che la immaginava in un ruolo più tradizionale. Si laureò con lode in medicina e chirurgia a Torino nel 1936, con specializzazione in neurologia e psichiatria.
Due anni dopo, le leggi razziali del regime fascista la espulsero dall’università. Non poteva insegnare, non poteva fare ricerca, non poteva pubblicare con il suo nome. La risposta di Levi-Montalcini fu di trasformare la camera da letto di casa in un laboratorio. Comprò uova di gallina dal mercato — meno sospette di ordini scientifici — e continuò a studiare lo sviluppo del sistema nervoso degli embrioni di pollo. Sola, di nascosto, durante una guerra.
Quando i bombardamenti su Torino divennero insostenibili, la famiglia fuggì prima in campagna e poi a Firenze, con documenti falsi. Anche lì, Levi-Montalcini allestì un laboratorio clandestino e continuò. “Nulla avrebbe potuto distogliermi dalla mia strada”, scrisse poi nell’autobiografia Elogio dell’imperfezione.
💡 Il problema che voleva risolvere
Il sistema nervoso di un vertebrato è una struttura di complessità sbalorditiva: miliardi di neuroni che devono raggiungere esattamente i tessuti giusti, formare esattamente le connessioni giuste, nel momento giusto dello sviluppo embrionale. Come funziona questa precisione? Cosa guida i neuroni verso i loro bersagli? Cosa decide quali sopravvivono e quali muoiono? Era questa la domanda a cui Levi-Montalcini dedicò la vita — e che nessuno, fino ad allora, sapeva come rispondere.
St. Louis, 1948: il tumore che fa crescere i nervi
Dopo la guerra, l’Università di Torino la reintegrò. Ma nel 1947 arrivò un invito inaspettato: Viktor Hamburger, uno dei più grandi neurobiologi dell’epoca, la chiamò al suo laboratorio della Washington University di St. Louis, Missouri. Doveva essere una visita di qualche mese. Durò trent’anni.
A St. Louis, Levi-Montalcini si imbatté in un’osservazione fatta da un dottorando: un tumore di topo, impiantato in un embrione di pollo, provocava una crescita esplosiva delle fibre nervose nelle aree circostanti. Non era un effetto locale — succedeva anche a distanza, anche in colture di tessuto nervoso tenute in laboratorio lontano dal tumore. Qualcosa veniva rilasciato. Qualcosa che i neuroni riconoscevano e verso cui si muovevano.
Levi-Montalcini chiamò questo qualcosa nerve growth factor — fattore di crescita nervosa. NGF. Nel 1953, il biochimico Stanley Cohen si unì al laboratorio e insieme riuscirono a isolare la proteina, a caratterizzarla, a dimostrarne la struttura. Era la prima volta nella storia che un fattore chimico responsabile della crescita e della sopravvivenza dei neuroni veniva identificato e descritto.
🔬 Chi era Rita Levi-Montalcini — dati essenziali
Nata: 22 aprile 1909, Torino
Morta: 30 dicembre 2012, Roma (103 anni)
Scoperta chiave: Nerve Growth Factor (NGF), 1951–1953
Premio Nobel: 1986, Fisiologia e Medicina (condiviso con Stanley Cohen)
Altra distinzione: Senatrice a vita della Repubblica Italiana dal 2001
Autobiografia: Elogio dell’imperfezione, 1987
Cosa fa il NGF: la chimica della sopravvivenza neurale
L’NGF non è solo una molecola che “fa crescere” i nervi. È un segnale di sopravvivenza: i neuroni che lo ricevono vivono, quelli che non lo ricevono muoiono. Durante lo sviluppo embrionale, il sistema nervoso produce deliberatamente molti più neuroni del necessario — e poi li seleziona. Quelli che raggiungono i loro tessuti bersaglio, quelli che formano connessioni funzionali, quelli che ricevono NGF in quantità sufficiente: sopravvivono. Gli altri vengono eliminati in un processo che oggi chiamiamo apoptosi neurale — morte cellulare programmata.
È un meccanismo brutale e straordinariamente efficiente. Il cervello non si costruisce solo aggiungendo — si costruisce anche sottraendo. E l’NGF è uno dei segnali che decide cosa resta e cosa va.
Questo processo non si ferma alla nascita. L’NGF e la famiglia di molecole che ha inaugurato — i neurotrofini, tra cui il celebre BDNF (Brain-Derived Neurotrophic Factor) — continuano ad agire per tutta la vita, regolando la plasticità sinaptica, la sopravvivenza neuronale e la risposta del sistema nervoso all’esperienza. Ogni volta che parliamo di neuroplasticità, di apprendimento, di recupero dopo un danno neurologico — stiamo parlando di meccanismi che Levi-Montalcini ha contribuito a rendere comprensibili.
🎯 Perché Levi-Montalcini conta per il neurosviluppo
La scoperta dell’NGF ha inaugurato l’intero campo dei fattori neurotrofici — le molecole che regolano sopravvivenza, crescita e connettività neurale. Senza questa fondazione non esisterebbe la comprensione moderna di come il cervello si costruisce durante l’infanzia, di come risponde all’esperienza, di come si recupera dopo un danno. Il BDNF — di cui si parla oggi in ogni studio su esercizio fisico, apprendimento e plasticità — è un membro della stessa famiglia di molecole scoperta da Levi-Montalcini. Cajal aveva visto i mattoni. Lei aveva trovato il cemento.
Trent’anni di attesa: quando la scienza non crede a se stessa
La scoperta dell’NGF fu ricevuta con scetticismo. Per anni, la comunità scientifica fece fatica ad accettare l’idea che un singolo fattore chimico potesse avere un ruolo così centrale nello sviluppo del sistema nervoso. Sembrava troppo semplice — o troppo straordinario.
Le prove si accumularono lentamente, soprattutto dopo gli anni Settanta, quando la ricerca sui fattori di crescita accelerò in tutto il mondo. Il Nobel arrivò nel 1986 — trentacinque anni dopo la scoperta. Levi-Montalcini aveva settantasette anni. Quando le fu comunicato il premio, stava tenendo una conferenza scientifica. La interruppe il tempo necessario per ringraziare, e poi continuò.
Continuò a lavorare fino agli ultimi anni di vita. A novant’anni pubblicava ancora articoli. A cento partecipava ancora a conferenze. Morì il 30 dicembre 2012, a 103 anni, a Roma. Il suo cervello, disse in un’intervista alla soglia del centenario, funzionava meglio di quando ne aveva vent’anni. “Forse perché allora ero piena di paure che ora non ho più.”
Il filo che collega Cajal e Levi-Montalcini
In questo secondo capitolo della serie Alle origini, il collegamento con Cajal non è solo simbolico. È biologico.
Cajal aveva dimostrato che i neuroni sono cellule separate — e che la loro architettura è modellata dall’esperienza. Levi-Montalcini aveva trovato la molecola che regola la loro sopravvivenza e crescita durante lo sviluppo. Insieme, le loro scoperte formano la base concettuale di tutto quello che oggi usiamo per capire il neurosviluppo: la plasticità, la selettività delle connessioni, la vulnerabilità nei periodi critici, la risposta all’ambiente.
Non si sono mai incontrati — Cajal morì nel 1934, quando Levi-Montalcini aveva venticinque anni. Ma i loro lavori si completano come le due metà di una stessa risposta. Cajal aveva visto la struttura. Levi-Montalcini aveva trovato la chimica che la costruisce.
⚠️ Una nota sul NGF e le sue applicazioni
Negli anni successivi alla scoperta, il NGF è stato proposto come possibile terapia per malattie neurodegenerative (Alzheimer, Parkinson) e disturbi psichiatrici. I risultati clinici sono stati finora limitati, principalmente per difficoltà di somministrazione e dosaggio. Nel 2018 la FDA americana ha approvato il primo farmaco a base di NGF ricombinante umano (cenegermin) per una condizione oftalmologica specifica. La ricerca continua — ma le promesse terapeutiche dirette dell’NGF restano ancora in larga parte da realizzare.
L’imperfezione come metodo
Il titolo della sua autobiografia — Elogio dell’imperfezione — non è una concessione alla modestia. È una dichiarazione di metodo. Levi-Montalcini credeva che la scienza avanzasse attraverso gli errori, attraverso le domande sbagliate che portano alle risposte giuste, attraverso l’osservazione paziente di fenomeni che nessuno sa ancora come interpretare.
Aveva fatto ricerca in una camera da letto durante una guerra. Aveva atteso trent’anni che il Nobel riconoscesse quello che lei sapeva già. Aveva continuato a lavorare oltre i cento anni. Non perché fosse invincibile — ma perché aveva trovato, nelle cellule nervose degli embrioni di pollo, qualcosa che valeva la pena capire.
📚 Fonti
Levi-Montalcini, R. (1987). Elogio dell’imperfezione. Garzanti, Milano.
Levi-Montalcini, R. (1952). Effects of mouse tumor transplantation on the nervous system. Annals of the New York Academy of Sciences, 55(2), 330–344. DOI: 10.1111/j.1749-6632.1952.tb26548.x
Nobel Committee for Physiology or Medicine (1986). Press release: The Nobel Prize in Physiology or Medicine 1986. Nobel Foundation. nobelprize.org
Aloe, L. (2004). Rita Levi-Montalcini: the discovery of nerve growth factor and modern neurobiology. Trends in Cell Biology, 14(7), 395–399. DOI: 10.1016/j.tcb.2004.05.011
